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mercoledì 12 dicembre 2018

Questa volta leggo #6 Recensione "Isola di neve" Valentina D'Urbano

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‘Questa volta leggo’ è una rubrica nata da un'idea di Chiara La lettrice sulle nuvole, Laura La libridinosa e Dolci Le mie ossessioni librose per cui, ogni mese, noi blogger partecipanti scegliamo un tema riguardo a una tipologia di lettura da fare e da recensire.

Buongiorno lettori, come state? Rieccoci con un nuovo appuntamento di questa rubrica, per cui abbiamo scelto come tema del mese di dicembre: un libro con neve in copertina o nel titolo. Finalmente dunque oggi vi parlo di un romanzo che ho aspettato con ansia e che mi è piaciuto davvero moltissimo, ovvero Isola di neve di Valentina D'Urbano, autrice nostrana che apprezzo in modo particolare.



Isola di neve
Valentina D'Urbano
Editore Longanesi ● Pagine 500
Cartonato € 19,90 ● Brossura N/D ● Ebook € 4,99
Trama: Un'isola che sa proteggere. Ma anche ferire. Un amore indimenticabile sepolto dal tempo. 2004. A ventotto anni, Manuel si sente già al capolinea: un errore imperdonabile ha distrutto la sua vita e ricominciare sembra impossibile. L'unico suo rifugio è Novembre, l'isola dove abitavano i suoi nonni. Sperduta nel mar Tirreno insieme alla sua gemella, Santa Brigida - l'isoletta del vecchio carcere, abbandonato -, Novembre sembra il posto perfetto per stare da solo. Ma i suoi piani vengono sconvolti da Edith, una giovane tedesca stravagante, giunta sull'isola per risolvere un mistero vecchio di cinquant'anni: la storia di Andreas von Berger - violinista dal talento straordinario e ultimo detenuto del carcere di Santa Brigida - e della donna che, secondo Edith, ha nascosto il suo inestimabile violino. L'unico indizio che Edith e Manuel hanno è il nome di quella donna: Tempesta. 1952. A soli diciassette anni, Neve sa già cosa le riserva il futuro: una vita aspra e miserabile sull'isola di Novembre. Figlia di un padre violento e nullafacente, Neve è l'unica in grado di provvedere alla sua famiglia. Tutto cambia quando, un giorno, nel carcere di Santa Brigida viene trasferito uno straniero. La sua cella si affaccia su una piccola spiaggia bianca e isolata su cui è proibito attraccare. È proprio lì che sbarca Neve, spinta da una curiosità divorante. Andreas è il contrario di come lo ha immaginato. È bellissimo, colto e gentile come nessun uomo dell'isola sarà mai, e conosce il mondo al di là del mare, quel mondo dove Neve non è mai stata. Separati dalle sbarre della cella, i due iniziano a conoscersi, ma fanno un patto: Neve non gli dirà mai il suo vero nome. Sarà lui a sceglierne uno per lei.


Recensione
1952. Neve è cresciuta sull'isola di Novembre, un posto freddo e ostile, pieno di miseria e ignoranza, e ha passato la sua vita senza riuscire mai a sentirsi completa, senza uno scopo, se non quello, su lei gravato per inerzia, di provvedere quasi esclusivamente con le proprie forze al mantenimento della sua famiglia. Neve è orgogliosa e fiera, una rara pecora bianca in un gregge di esseri neri, bui. Finalmente la sua vita prende una direzione quando Andreas von Berger, un talentuoso violinista, viene imprigionato nel carcere sull'isola vicina: Santa Brigida. A Neve basta sentire, nella notte, quella gremita e triste melodia, per sentirsi diversa.

giovedì 8 settembre 2016

Recensione "Non aspettare la notte" di Valentina D'Urbano

8 commenti
Buongiorno lettori, come state? Io sto passando una settimana infernale. Ho le pile scariche e sono piena di lavoro! Non vedo l'ora che arrivi il weekend. Come sapete, grazie alla bellissima opportunità ricevuta grazie alla Longanesi, qualche giorno fa ho pubblicato un'intervista fatta a Valentina D'Urbano (in caso ve la foste persi, la trovate QUI) e oggi vi lascio finalmente anche il mio parere riguardo a Non aspettare la notte. Curiosi?



Non aspettare la notte
Valentina D'Urbano
Editore Longanesi ● Pagine 389
Cartonato 16,90 € ● Brossura N/D ● Ebook 9,99€

Trama: Giugno 1994. Roma sta per affrontare un’altra estate di turisti e afa quando ad Angelica viene offerta una via di fuga: la grande villa in campagna di suo nonno, a Borgo Gallico. Lì potrà riposarsi dagli studi di giurisprudenza. E potrà continuare a nascondersi. Perché a soli vent’anni Angelica è segnata dalla vita non soltanto nell’animo ma anche su tutto il corpo. Dopo l’incidente d’auto in cui sua madre è morta, Angelica infatti, pur essendo bellissima, è coperta da cicatrici. Per questo indossa sempre abiti lunghi e un cappello a tesa larga. Ma nessuno può nascondersi per sempre. A scoprirla sarà Tommaso, un ragazzo di Borgo Gallico che la incrocia per caso e che non riesce più a dimenticarla. Anche se non la può vedere bene, perché per Tommaso sono sempre più i giorni neri dei momenti di luce. Ma non importa, perché Tommaso ha una Polaroid, con cui può immortalare anche le cose che sul momento non vede, così da poterle riguardare quando recupera la vista. In quelle foto, Angelica è bellissima, senza cicatrici, e Tommaso se ne innamora. E con il suo amore e la sua allegria la coinvolge, nonostante le ritrosie. Ma proprio quando sembra che sia possibile non aspettare la notte, la notte li travolge...


Recensione
Angelica e Tommaso: due ragazzi profondamente diversi, entrambi segnati. Angelica, per via delle brutte cicatrici che le ricoprono tutto il corpo, causate dall'incidente d'auto in cui ha perso la vita sua madre quando lei era ancora una bambina. Tommaso, per via di una brutta malattia che lo sta pian piano portando a perdere completamente la vista, giorno dopo giorno.
I due si conoscono per caso, si scontrano il giorno che Angelica arriva a Borgo Gallico per passare l'estate con suo padre alla villa del nonno ed è proprio grazie alla sua infelice peculiarità - e anche a una perseveranza degna di nota - che Tommaso riesce piano piano ad avvicinarsi a lei.

martedì 30 agosto 2016

Intervista: quattro chiacchiere con Valentina D'Urbano sul nuovo "Non aspettare la notte"

8 commenti
Buon pomeriggio lettori, grazie di cuore a tutti per il caloroso bentornato! Come vi ho anticipato ieri, oggi sul blog la mia ospite è niente di meno che Valentina D'Urbano, una delle autrici italiane che più stimo e apprezzo in assoluto. Potete trovare online le mie vecchie recensioni per Acquanera e per Il rumore dei tuoi passi.
Grazie alla gentilezza e disponibilità di Tommaso e di Gloria, addetti stampa della Longanesi, ho potuto prendere parte a questa sorta di iniziativa. Ho letto il romanzo in anteprima - e sarà mia premura pubblicare la recensione al più presto - e ho avuto modo di intervistare Valentina e come me anche altri blogger (potete trovare su Il profumo dei libri il post di ieri dedicato). Curiosi? Non mi resta che lasciarvi all'intervista, buona lettura!

DENISE › Non ho potuto fare a meno di notare che, mentre per Il rumore dei tuoi passi, Acquanera e Alfredo hai scelto la prima persona, per Non aspettare la notte e Quella vita che ci manca hai invece optato per narrare la storia in terza persona. Come mai? Vuoi spiegarci cosa ti ha spinto verso questo cambiamento?
VALENTINA › In realtà una vera ragione non c’è. Ci sono alcune storie che funzionano bene in prima persona, altre invece che per svilupparsi hanno bisogno del narratore onnisciente, dipende da quello che uno vuole mettere in luce.
È la storia stessa a suggerirmi quale tipo di narrazione usare.
E poi cambiare mi diverte, spostare il punto di vista evita la noia e spezza un po’ il filo del racconto tra un libro e l’altro.

DENISE › Angelica è un personaggio estremamente complesso e con cui, in certe occasioni, può essere difficile entrare in empatia. Da autrice e mente che le ha dato la luce, come l'hai percepita? Come hai vissuto la sua storia sulla tua pelle?
VALENTINA › A differenza di altri personaggi con cui ho avuto spesso un rapporto di amore-odio, Angelica l’ho amata da subito. Ho provato per lei una grande tenerezza e un grande affetto, perché è forte sì, ma tra tutti i personaggi a cui ho dato vita, è anche la più fragile.

lunedì 29 febbraio 2016

Recensione "Il rumore dei tuoi passi" di Valentina D'Urbano

18 commenti
Buongiorno lettori e buon inizio settimana! Grazie alla fidata programmazione di blogger cercherò di farvi compagnia come meglio riesco nelle prossime settimane, anche se sarò comunque meno presente e dunque tarderò a leggere gli aggiornamenti dei vostri blog e a rispondere ai commenti.
Oggi vi lascio il mio pensiero riguardo a Il rumore dei tuoi passi, il romanzo d'esordio della fantastica Valentina D'Urbano.



Il rumore dei tuoi passi
Valentina D'Urbano
Editore TeA ● Pagine 347
Cartonato 14,90 € ● Brossura 5,00 € ● Ebook 3,99€

Trama: In un luogo fatto di polvere, dove ogni cosa ha un soprannome, dove il quartiere in cui sono nati e cresciuti è chiamato "la Fortezza", Beatrice e Alfredo sono per tutti "i gemelli". I due però non hanno in comune il sangue, ma qualcosa di più profondo. A legarli è un'amicizia ruvida come l'intonaco sbrecciato dei palazzi in cui abitano, nata quando erano bambini e sopravvissuta a tutto ciò che di oscuro la vita può regalare. Un'amicizia che cresce con loro fino a diventare un amore selvaggio, graffiante come vetro spezzato, delicato e luminoso come un girasole. Un amore nato nonostante tutto e tutti, nonostante loro stessi per primi. Ma alle soglie dei vent'anni, la voce di Beatrice è stanca e strozzata. E il cuore fragile di Alfredo ha perso i suoi colori. Perché tutto sta per cambiare.


Recensione
Bea e Alfredo sono cresciuti nella miseria e nel degrado della Fortezza - un quartiere occupato abusivamente da famiglie che non possono permettersi di pagare per avere un tetto sopra alla testa - e fin da bambini hanno coltivato un rapporto speciale, fatto di amore e odio, di intese e litigate, sviluppando una vera e propria dipendenza l'uno nei confronti dell'altro. Bea non riesce a pensare alla sua vita senza Alfredo e Alfredo non riesce a pensare alla sua vita senza Bea.

La loro storia però, non è destinata ad avere un lieto fine. Bea e Alfredo non invecchieranno insieme, non riusciranno a crescere dei bambini, non avranno mai una casa tutta loro. Alfredo morirà, poco più che vent'enne, lasciando Bea da sola. Durante il suo funerale, Bea si ritroverà a fare un viaggio neri ricordi e inizierà a raccontare al lettore del loro rapporto, mostrandogli il modo in cui si sono conosciuti e accompagnandolo in punta di piedi nelle loro vite, pagina dopo pagina, respiro dopo respiro, fino ad arrivare all'ineluttabile.

venerdì 4 settembre 2015

Recensione "Acquanera" di Valentina D'Urbano

24 commenti
Buongiorno lettori! Pronti per la carrellata di recensioni in arretrato? Ho penso di iniziare lasciandovi oggi il mio parere riguardo ad Acquanera di Valentina D'Urbano, primo romanzo che leggo di questa autrice nostrana che, come vi ho anticipato, ho apprezzato moltissimo.



Acquanera
di Valentina D'Urbano

Editore: TeA
Prezzo: 10,00 €
Pagine: 357

Trama: È un mattino di pioggia gelida, che cade di traverso e taglia la faccia, quello in cui Fortuna torna a casa. Sono passati dieci anni dall'ultima volta, ma Roccachiara è rimasto uguale a un tempo: un paesino abbarbicato alle montagne e a precipizio su un lago, le cui acque sembrano inghiottire la luce del sole. Fortuna pensava di essere riuscita a scappare, di aver finalmente lasciato il passato alle spalle, spezzato i legami con ciò che resta della sua famiglia per rinascere a nuova vita, lontano. Ma nessun segreto può resistere all'erosione dell'acqua nera del lago. A richiamarla a Roccachiara è un ritrovamento, nel profondo del bosco, che potrebbe spiegare l'improvvisa scomparsa della sua migliore amica, Luce. O forse, a costringerla a quel ritorno è la forza invisibile che ha sempre unito la sua famiglia: tre generazioni di donne tenaci e coraggiose, ognuna a suo modo. E forse, questa volta, è giunta l'ora che Fortuna dipani i segreti nascosti nella storia della sua famiglia. Forse è ora che capisca qual è la natura di quella forza invisibile, per riuscire a darle un nome. Sperando che si chiami amore.


Recensione
Il giorno in cui Fortuna, dopo anni e anni di lontananza, decide di tornare a Roccachiara, il paese in cui è nata e cresciuta, non è un giorno come tutti gli altri. I resti del corpo di Luce, la sua migliore amica d'infanzia, scomparsa da tempo immemore senza lasciare traccia, sono stati trovati nel bosco e lei ci tiene a darle un ultimo saluto.
Ad aspettarla, sempre più fragile e dall'aspetto ancora più consumato e fiacco, c'è sua madre Onda, la sensitiva del paese, la donna che vede gli spiriti dei morti, ma che non è mai stata in grado di ritrovare proprio la sua amica.